Venerdì 15 Dic 2017
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Riano

le notizie sotto riportate sono tratte dal libro "RIANO" di FRA GIORGIO da RIANO O.F.M. Cap.

Partendo da Roma e percorrendo la via Flaminia al 22° chilometro sulla destra si apre la provinciale Rianese che dopo tre chilometri giunge al centro del paese.

Per quanto riguarda l'etimologia del nome, gli storici non sono tutti d'accordo sull'origine della parola Riano. Alcuni ritengono che derivi dal latino "rivus" per via dei numerosi ruscelli che scorrevano nel suo territorio. Il Ricci nella " Storia di Castelnuovo e Paesi Vicini" scrive che nelle bolle imperiali e cassinesi, Riano è chiamata Raianum e Ragianum, mentre in quelle portuensi Rascianum. Invece, Ruscia era l'antico nome della Serbia, e si sa che Rasciano era stata una colonia delle regioni illiriche o dalmate. Si può anche pensare che il nome rasciano può anche essere la correzione del nome Raianum.

Storia

Il suolo della regione laziale è il risultato di una successione di eventi geologici mai interrotti sulla crosta terrestre. Circa quattro milioni di anni fa il mare copriva tutta la regione laziale, ma all'inizio dell'era quaternaria cominciò un movimento di emersione. L'ambiente marino man mano che la terra emergeva diventava lagunare per cui a Nord di Roma si formò la Valle del Tevere e ad est la Valle dell'Aniene. In seguito all'apporto di materiale trascinato dai fiumi, l'ambiente da lagunare diventò conti-nentale. Nel territorio di Riano la testimonianza dell'emersione è nella fertile pianura del Tevere, emersa dal mare e colmata dalle piene del fiume. I colli di Riano si sono formati per le eruzioni dell' era vulcanica durata trentamila anni ed iniziata alla fine del quaternario inferiore. Il cratere del vulcano estinto forma il Prato di Santa Pace. Nel territorio di Riano sono presenti alcuni minerali di poco pregio.Il più abbondante è il tufo. Ci sono, anche, due miniere di pomice e una di caolino. A nord del paese corre la via Flaminia aperta dal console Flaminio nel 220 a.C; a sud corre la via Tiberina così chiamata perché costeggia il Tevere, parte da Prima Porta e attraversa tutta la pianura. L'unica via che metteva in comunicazione le due vie consolari era la via Campana Vetus. Aveva inizio dalla via Tiberina presso Ponte Storto, attraversava la Valle Perina, giungeva a Santa Pace continuava per quella che oggi si chiama via Chiarano e a Fontana dei martiri, saliva il Colle San Sebastiano, unendosi alla via Flaminia. A testimoniare l'esistenza di questa via, sotto il ponte di Santa Pace vi sono ancora le pietre di selce poste dai Romani affinché le acque del torrente non rovinassero la via, altre pietre si trovano anche nella salita di San Sebastiano, in territorio di Castelnuovo, prima di incrociare la via Flaminia. Quando nel Medioevo fu edificato il castello, intorno ad esso si radunò un certo numero di abitanti, che avvertì l'esigenza di una via più comoda e diretta, fu così che si decise di aprire la strada che, partendo dalla località Osteriola sulla Flaminia, ripercorreva un preesi-stente camminamento che inoltrandosi nel bosco conduceva al villaggio posto sul colle Rosta. Questa via chiamata, Provinciale, saliva sul colle San Giorgio e dopo il cimitero, per mezzo di un profondo taglio nella roccia scendeva al paiano dell' attuale via Dante Alighieri. Giunta al Fontanone prendeva via delle cantinacce, in fondo alla quale si trovava via Campana Vetus.Nel 1847-48 questa via fu corretta ed è l'attuale che ha inizio a via Flaminia e si unisce al via Tiberina. Nel Medioevo ai baroni era necessario il castello e quindi la milizia che lo difendesse insieme ai suoi possessi. La campagna romana era piena di castelli che, abbandonati dopo il periodo medioevale, furono distrutti dagli agenti atmosferici. Quello di Riano è uno dei castelli rimasti in piedi. Esisteva fin dall'undicesimo secolo, infatti nel 1151 apparteneva a Guido, figlio di Leone dei Borbonesi da cui discendono gli Orsini. Edificata in cima al colle sulla roccia e nella piazza principale del borgo, la struttura consta di tre torri rotonde con feritoie. Al primo piano c'è una sala centrale con grandi finestre mentre su una parete si aprono varchi che portano ad altre camere per alloggiare. Al piano terreno vi è la cappella per le funzioni religiose dove si conservano dei dipinti bellissimi dello Zuccari; seguono le scuderie, altri ambienti per dispense e magazzini e la cisterna per raccogliere l'acqua piovana discendente dai tetti. Ai piedi della torre che si trova a destra della piazza, una camera con finestra protetta da una robusta inferriata serviva da prigione. Attorno al castello, sul lato nord, un alto muraglione, con sopra uno sterrato, dove si schierava la milizia per la difesa.Questo muraglione è stato restaurato dal Genio Civile nel 1958, tra questa l'abitazione del signorotto e della sua famiglia, in tempi moderni divenne abitazione di privati. In seguito il principe Boncompagni vi aveva collocato l'asilo infantile, ma poi fu tolto perché vi pioveva e i tetti minacciavano di crollare. Sul lato est della piazza si trova la chiesa parrocchiale e sul lato ovest il palazzo baronale che, restaurato nel 1958-59, da allora ospita al piano superiore il municipio. Tutte le abitazioni dei servi e dei contadini erano entro le mura di cinta del castello quando il paese contava circa 700 anime.

 

 

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